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Google ed Apple insieme per le emoji multietniche
21:56 | 5 novembre 2014

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emoji multietniche

Con tutti i “problemi” che hanno le emoji, non ci eravamo posti quello della multietnicità, ma evidentemente Google ed Apple ci tengono, giustamente, ad essere irreprensibili, ed hanno proposto una modifica allo standard Unicode che include il supporto per 5 toni diversi della pelle.

LEGGI ANCHEEmoji personalizzate per chat sempre più vivaci

Le nuove tonalità dovrebbero essere incluse nel prossimo major update, previsto per metà del prossimo anno, salvo imprevisti, ma vista la concordanza d’intenti tra i due colossi, non nutriamo molti dubbi in merito. Nell’attesa potete ammirarne una bozza qui sopra.

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Botta e risposta tra Apple e Xiaomi: “ladri” – “provate prima di parlare”
11:56 | 14 ottobre 2014

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mi-4-e-iphone

Hugo Barra in passato si era molto risentito dei paragoni tra la sua azienda ed Apple, rivendicando l’originalità di Xiaomi. Non la pensa però così Jony Ive, celebre designer di Cupertino, particolarmente esposto alla luce dei riflettori dopo la presentazione dei nuovi iPhone.

LEGGI ANCHEXiaomi Mi4 vs Meizu MX4, il nostro confronto (foto e video)

Durante un’intervista infatti, Ive si è lasciato andare a commenti piuttosto severi circa l’azienda cinese, che ha prontamente risposto per bocca del suo Presidente, Lin Bin, e di Barra stesso.

I don’t see it as flattery. I see it as theft. I have to be honest. The last think I think is ‘Oh, that is flattering … all those weekends I could’ve been home with my family’ … I think it’s theft and it’s lazy. I don’t think it’s OK at all.

Non lo vedo come una forma di lusinga. Lo vedo come un furto. L’ultima cosa che penso è ‘Oh, che cosa lusinghiera … tutti quei weekend in cui avrei potuto essere a casa con la mia famiglia’ … Penso che sia furto e pigrizia. Non penso che vada affatto bene.

Ive non usa insomma mezze parole per i rivali, che tra un po’ non considera nemmeno tali, ma la replica di Xiaomi non si fa attendere, ed è particolarmente sagace quella di Lin Bin:

Xiaomi is a very open company, which would never force anyone to use its products. However, one can only judge Xiaomi’s gadgets after he or she has used them. I’m very willing to give a Xiaomi cell phone to him as a present, and I look forward to hearing his remarks after he uses it.

Xiaomi è un’azienda molto aperta, che non costringerebbe mai nessuno ad utilizzare i propri prodotti. Comunque, i dispositivi Xiaomi possono essere giudicati solo dopo averli provati. Sarei ben lieto di regalargli [ad IVE] un nostro smartphone, e non vedo l’ora di sentire le sue osservazioni dopo che l’avrà usato.

Barra ripete invece il mantra già espresso tempo addietro, che sinceramente ci convince un po’ di meno, specialmente nel paragone con HTC:

If you look at the iPhone 6, iPhone 6 has been using the design language that has been around for a while. The iPhone 6 is using design language that HTC has had for 5 years. You cannot claim full ownership of any kind of design languages in our industry.

Se guardate iPhone 6, vedrete che usa lo stesso tipo di design che è in circolazione da tempo. iPhone 6 usa un tipo di design che HTC ha avuto per 5 anni. Non puoi reclamare il pieno possesso di un certo tipo di design nel nostro settore.

Come evidenzia l’immagine di apertura, le maggiori somiglianze dell’ultimo smartphone Xiaomi non sono tanto con iPhone 6 quanto col modello precedente (all’ultimo ci ha pensato Meizu), e per certi versi le affinità (non solo estetiche) sono così innegabili che voler invece rigirare la frittata è assai meno convincente che non glissare proprio sull’argomento, come ha fatto Mr. Bin.

In ogni caso queste scaramucce sono piuttosto normali nel settore, e se Xiaomi finora non si è voluta ufficialmente spingere oltre il mercato orientale un motivo in fondo ci sarà, ma di certo non lo ammetteranno in un’intervista. D’altro canto il fatto che uno come Ive parli di loro significa anche dargli importanza e riconoscerli come dei rivali, il che, per Xiaomi, è già un successo.

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Quanti impiegati ha Samsung? Più di Microsoft, Apple e Google insieme
09:56 | 26 settembre 2014

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impiegati di samsung

Quanto è grande Samsung? Molto più di quanto avreste mai immaginato: la sola divisione Electronics dell’azienda coreana, quella che produce smartphone, tablet ma anche TV e fotocamere per intenderci, ha più impiegati dei tre giganti americani, ossia Apple, Google e Microsoft.

Particolarmente limitato è il numero di Google, 47.756, rispetto agli altri che sono diretti almeno verso i 100.000, mentre Sony si piazza in seconda posizione in questo grafico. C’è da tenere conto che una grande parte di quelli di Apple si occupato della vendita dei prodotti, ossia tutti colore che lavorano negli store.

LEGGI ANCHE: Note 4 e Note Edge: ecco i benchmark

Pensate poi che se comprendesse il numero totale degli impiegati di Samsung queste cifre sarebbero ancora più sbilanciate: se volete scoprire tutto ciò che fa Samsung potete dirigervi su questa pagina (lo sapevate che è costruisce persino delle navi? E forse queste non sono ciò che vi stupirebbe di più).

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Editoriale: di come Apple, Google e altri ci abbiano illuso che il 2014 sarebbe stato l’anno degli smartwatch
16:56 | 11 settembre 2014

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nexus watch

Guardando un po’ indietro alla storia passata, era piuttosto evidente che il pubblico chiedesse a gran voce che i vecchi orologi si evolvessero in qualcosa di più. Pebble è stato a lungo la campagna di maggiore successo di Kickstarter, con oltre 10 milioni di dollari di fondi raccolti a maggio 2012, e sulla sua scia sono arrivati tanti altri progetti, spesso campioni d’incassi, ma non necessariamente di successo, come Omate TrueSmart.

I braccialetti per il fitness, senz’altro più facili da realizzare, ormai neanche si contano più, e sono così tanti loro quanto scarse in linea generale sono le differenze tra uno e l’altro, eccezion fatta per il prezzo.

Il 2014 sembrava comunque destinato ad essere l’anno dei wearable, i dispositivi indossabili: per un po’ mi ero illuso che potessero finalmente debuttare i Google Glass (anche se in un certo senso l’hanno fatto, seppure “a metà”) ma poi è diventato evidente che sarebbe stato invece il momento degli smartwatch. Evidente almeno in teoria.

È dalla scorsa primavera che fantastichiamo sul Motorola Moto 360 e su Android Wear, e seppure il debutto sia stato un po’ così così, con G Watch (recensione) e Gear Live (recensione) che hanno convinto solo a metà, mi ero ancora illuso che quello potesse essere solo l’antipasto a qualcosa di più succulento, che sarebbe arrivato nei mesi successivi. È invece ora evidente che non solo l’antipasto è stato a malapena servito, ma che prima di poter gustare la portata principale dovremo ancora attendere parecchio; e per una volta Apple non è stata affatto di sprone.

Non c’è un solo smartwatch Android Wear convincente sul mercato

Android Wear è una beta, non solo dal punto di vista software (il che non sarebbe una novità) ma anche hardware: non c’è stato un solo produttore capace finora di convincere a tutto tondo. Non sono stati convincenti i modelli presenti al debutto, ha deluso Moto 360, che dopo mesi di attesa si è rivelato lento e con una scarsa autonomia, SmartWatch 3 assomiglia più ad un bracciale che non ad un orologio, di HTC si sono perse le tracce, e G Watch R, forse l’unico vero aspirante al trono, è però più ingombrante di quanto vorrei e avrà un’autonomia comunque affine a quella di G Watch, quindi non certo esaltante (e in ogni caso lo smartwatch dovrebbe arrivare entro Natale e non nell’immediato).

Qualcomm del resto l’aveva detto già da mesi che i suoi primi chip per wearable sarebbero arrivati solo verso Natale 2014; già, perché non basta prendere un SoC da uno smartphone e trasferirlo su un orologio. Ci sono esigenze diverse, sia in termini di prestazioni che di miniaturizzazione e di dispendio energetico, che non possono essere ignorate, a meno di non voler realizzare un dispositivo incompleto.

LEGGI ANCHE: Android Wear, la “recensione”

A questo aggiungete che Android Wear fa ancora poco, soprattutto se “da solo”: il concetto non è sbagliato, l’idea che lo smartwatch sia un complemento dello smartphone mi piace e le potenzialità ci sono, come ho già avuto modo di esprimere in un precedente editoriale, ma la progressione è molto lenta. Google Fit è stato annunciato e, per il momento, abbandonato; le watch face che ci sono sul Play Store sono tutte realizzate in modo “non ufficiale”, perché ancora non esistono le API opportune (e quindi spesso causano anche battery drain), ed anche cose banali come GPS (presente su SmartWatch 3) e supporto ad auricolari Bluetooth devono ancora essere introdotti. Google promette ulteriori novità entro fine anno (ci mancherebbe altro!), il che è senz’altro un bene, ma anche un ulteriore indice di un lancio affrettato.

Sarà anche per questo che, secondo dati Kantar, in USA, Europa, Cina, Giappone, e Australia solo lo 0,81% dei consumatori possiede uno smartwatch, e continuando così le cose, difficilmente cambierà qualcosa prima del nuovo anno.

Gli utenti possono anche fare da beta tester, i loro soldi un po’ meno

La “rivoluzione” dovrebbe iniziare con Android L, a cui sarà aggiornato anche Android Wear, ma ora più che mai ho l’impressione la convinzione che Wear sia stato rilasciato in maniera troppo affrettata, anche solo per arrivare primi sul mercato. Già, ma poi “prima” di chi? Di Apple? Quest’anno non era forse tanto il caso di temere la casa di Cupertino, che non solo ha presentato uno smartwatch che non stupisce né per design né per funzionalità, ma che comunque non lo metterà in commercio prima del 2015. C’era insomma tutto il tempo di far crescere Android Wear, e soprattutto di non relegare gli utenti a beta tester più o meno consapevoli, mancando loro di rispetto, che poi è la cosa che più mi infastidisce. Finché un software è in beta c’è sempre tempo e modo per un aggiornamento riparatore, ma quando lo è anche l’hardware, è dura pensare di non aver buttato via i propri soldi.

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Editoriale: AndroidWorld su iPhone 6 ed Apple Watch
15:16 | 10 settembre 2014

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iPhone 6 Plus Apple Watch

Come succede spesso di fronte ai grandi eventi della concorrenze, non potendo e non dovendo dedicargli una copertura integrale, preferiamo riassumere il pensiero della redazione di AndroidWorld in quello dei suoi singoli elementi, ciascuno dei quali ha detto la sua, in totale autonomia uno dall’altro, sull’evento Apple tenutosi ieri sera, nel quale sono stati presentati iPhone 6, iPhone 6 Plus ed Apple Watch.

(Continua…)
Leggi il resto di Editoriale: AndroidWorld su iPhone 6 ed Apple Watch

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Android in crescita anche nel settore enterprise, ma Apple rimane davanti
22:56 | 12 agosto 2014

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enterprise marketshare

Quando guardiamo grafici o altri dati relativi al marketshare dei vari sistemi operativi, siamo abituati a vedere Android saldamente in testa, spesso con cifre che rasentano il monopolio, ma quando si parla di mercato enterprise allora il discorso è diverso.

Nel settore business infatti domina ancora iOS, anche se è in calo: il 67% dei dispositivi in ambito enterprise monta il sistema operativo di Apple mentre il robottino verde si ferma al 32%, salendo così di 5 punti guadagnati sul diretto rivale.

LEGGI ANCHE: Android supera l’85% del mercato

Detto ciò, anche Android L dovrebbe dare il suo contributo alla risalita viste le numerose funzionalità contenute destinate proprio ai clienti enterprise; riuscirà il robottino a vincere anche in questo settore prima o poi?

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Samsung ed Apple abbandoneranno ogni causa legale al di fuori degli USA
11:56 | 6 agosto 2014

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A picture taken on October 12, 2011 in t

Un’intesa è pur sempre un’intesa, anche se parziale, e se parliamo di Samsung ed Apple, ogni minimo segnale di accordo è da accogliere festeggiando.

I due litigiosi colossi hanno infatti deciso di cessare di rincorrersi nei tribunali di tutto il mondo, limitando il territorio delle ostilità ai soli Stati Uniti d’America.

LEGGI ANCHE: Apple vince la causa contro Samsung: un miliardo di dollari di danni

L’intesa non include alcun accordo di licenza, ma pone comunque fine ai numerosi conflitti sparsi in mezza Europa, tra cui anche in Italia, per non parlare di Giappone e Corea del Sud. Negli USA ci sono comunque le cause più importanti, prima fra tutte quella “miliardaria” che ha visto Apple vincitrice in prima istanza, ma anche altre future, in cui entrambe le aziende sono state colpevoli di aver infranto i brevetti l’una dell’altra, con conseguenti risarcimenti nell’ordine dei cento milioni di dollari per entrambe.

Limitare i conflitti, che ormai si trascinano da tempo, ha quindi una sua logica, ma non significa certo che pace sia fatta, e anzi, col lancio dei nuovi iPhone e dei nuovi Galaxy a settembre, la battaglia dentro e fuori la corte è tutt’altro che conclusa.

Foto: Getty Image

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Xiaomi sorpassa Apple e diventa il secondo maggiore produttore in Cina
20:56 | 29 luglio 2014

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china marketshare

Quando un’azienda cinese come Xiaomi supera una multinazionale delle dimensioni di Apple, è normale che se ne senta parlare: certo, ci riferiamo solamente al mercato cinese, che però per dimensioni è uno dei più importanti al mondo.

Il paradosso consiste nel fatto che Xiaomi è stata accusata più volte di aver copiato Apple ed ora è riuscita a sorpassarla, posizionandosi seconda con il 21% del marketshare e mettendo nel mirino Samsung, prima con il 23%.

LEGGI L’EDITORIALE: Xiaomi Mi4: l’inizio della fine o la fine dell’inizio?

Un risultato notevole nonostante l’azienda giochi ovviamente in casa, ma comunque notevole: riuscirà anche ad arrivare in prima posizione?

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Apple si lamenta con gli sviluppatori di The Banner Saga: “gli utenti non vogliono spendere per giocare”
10:56 | 26 luglio 2014

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The Banner Saga

Per quanto possa sembrare che una vicenda del genere non riguardi da vicino l’ecosistema Android, il tema affrontato da Apple e dagli sviluppatori di The Banner Saga, un gioco di ruolo a turni in fase di porting per mobile (già al centro di un episodio insensato con King.com), è in realtà piuttosto attuale e “cross-platform“, se ci passate il termine tecnico tipico proprio del settore videoludico.

LEGGI ANCHE: The Banner Saga arriverà sui tablet Android durante l’estate (video)

Da quanto riportato da uno degli sviluppatori di The Banner Saga, John Watson, pare proprio che Apple sia abbastanza frustrata a riguardo dei pochi soldi che gli utenti mobile sono disposti a spendere per giocare, anche nel caso si tratti di giochi di qualità. Ecco un estratto (tradotto) della recente intervista di Watson realizzata dai colleghi di Polygon:

Apple, così come tutti nel settore, è frustrata a riguardo della mentalità che sta prendendo sempre più piede nel mercato delle app mobile, dove gli utenti non sono assolutamente disposti a spendere.

L’utente medio pensa che 4 dollari sia una cifra esorbitante da spendere per un gioco, il che è piuttosto illogico considerato lo stile di vita delle persone.

Spendono 600 dollari per un iPad, 4 dollari per un caffè, 20 dollari per un pranzo e non sono disposti a spendere 4 o 5 dollari per un gioco, quasi fosse una spesa che ti cambia la vita. Mi sento frustrato anch’io quando penso a questa mentalità.

John Watson, sviluppatore di The Banner Saga

Non che su Android la situazione sia diversa, anzi: l’App Store di Apple continua a fruttare più soldi agli sviluppatori rispetto al Play Store di Google, che vanta però un maggior numero di download di applicazioni, statistiche sicuramente influenzate dal gran numero di app e giochi gratuiti.

Play Store Walking DeadDi fatto anche sul robottino verde la tendenza descritta da Watson e da Apple è oltremodo radicata, e basta leggere le descrizioni di quei giochi come ad esempio The Walking Dead di Telltale Games, che permettono di giocare gratuitamente un episodio per poi richiedere il pagamento via in-app per sbloccare il resto del gioco, per capire proprio la mentalità dell’utente medio descritta durante l’intervista.

La conclusione della vicenda è ancora più peculiare: gli sviluppatori di The Banner Saga non hanno ancora deciso il prezzo del loro gioco, che dovrebbe arrivare su tablet già dalle prossime settimane. Su PC il titolo viene a costare 22,99€, ed è quasi inutile dire che con un prezzo del genere in mobile sarebbero pochi gli utenti disposti ad acquistarlo. L’idea della software house sarebbe quella di proporlo ad una cifra simile a quella di XCOM Enemy Unknown (8,83€), ma a quanto pare Apple sta facendo pressioni per convincere Watson e il suo team a lanciarlo ad un costo più elevato.

Ed in effetti, una volta tanto, la società di Cupertino potrebbe anche aver ragione: il miglior modo per cambiare una tendenza sbagliata è quella di proporre sempre più prodotti di qualità ad un prezzo bilanciato a ciò che hanno effettivamente da offrire. La scomparsa poi degli acquisti in-app dai titoli a pagamento aiuterebbe ulteriormente, ma a quanto pare molte software house  si stanno già muovendo in tale direzione (vedi Modern Combat 5Civilization Revolution 2Leo’s FortuneWayward Souls e molti altri).

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se non hai un Apple non ti siedi sulla panca!
03:01 | 11 luglio 2014

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